La Banca dei regolamenti internazionali (BIS) ha pubblicato il 6 novembre 2026 uno studio con una banca dati di 568 valute emesse tra il 1850 e il 2026. Il repertorio copre sei continenti e indica, per ogni valuta, l’autorità emittente, la giurisdizione, le date di introduzione e cessazione e le ragioni di questi passaggi.

La raccolta include valute coloniali, territoriali e nate in tempo di guerra. Gli autori — Iñaki Aldasoro, Jon Frost, Rudraksh Kansal e Catherine R. Schenk — hanno classificato le cause di introduzione e cessazione in sette categorie. La banca dati è disponibile al pubblico per la ricerca sulla moneta e sulla storia economica.

Il picco nel 1994

Secondo lo studio, il numero di valute in circolazione è passato da circa 67 nel 1850 a un massimo di 192 nel 1994, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. In seguito è sceso a 163, soprattutto perché l’euro ha sostituito diverse valute.

Circa il 70% delle valute censite ha cessato di circolare. La durata mediana è di 33 anni: alcune valute sono durate meno di un anno, altre sono rimaste in uso per secoli.

Indipendenza e cessazioni

L’indipendenza della giurisdizione è la causa più frequente dell’introduzione di una nuova valuta, indicata nel 28% dei casi. Per le cessazioni, il motivo più comune è il cambiamento del nome o dell’unità monetaria, pari al 35%. Insieme all’inflazione, questi cambiamenti spiegano il 55% delle cessazioni.

Gli autori segnalano che alcune giurisdizioni hanno attraversato numerosi cambi di valuta, in sequenze di tentativi di stabilizzazione non riusciti. La BIS precisa che le opinioni espresse nello studio sono quelle degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell’istituzione o delle banche centrali membri.