Nel terzo trimestre del 2026 le banche dell’area euro hanno inasprito i criteri per concedere prestiti alle imprese e credito al consumo, mentre hanno lasciato invariati quelli per i mutui per l’acquisto di abitazioni. La domanda è diminuita sia per i finanziamenti alle imprese sia per i prestiti alle famiglie. Lo rileva la Bank Lending Survey pubblicata dalla Banca centrale europea (Bce) il 27 ottobre, condotta tra il 21 settembre e il 6 ottobre su 159 banche.
Per i prestiti alle imprese, il saldo netto degli istituti che hanno segnalato criteri più restrittivi è stato del 9%, sopra il 5% atteso nel sondaggio precedente. Per il credito al consumo e gli altri prestiti alle famiglie il saldo è stato del 14%; per i mutui per la casa è rimasto a zero, indicando criteri sostanzialmente invariati.
Secondo la Bce, l’aumento dei rischi percepiti e la minore propensione delle banche ad assumersi rischi sono stati i principali fattori alla base della stretta sui prestiti alle imprese. Alcuni istituti hanno citato anche le incertezze geopolitiche e gli sviluppi nel settore energetico. Per il credito al consumo, l’inasprimento ha superato le attese delle banche, soprattutto per la minore tolleranza al rischio e l’aumento dei rischi percepiti.
Le condizioni effettivamente applicate nei contratti si sono irrigidite in tutte le categorie di prestito, principalmente per l’aumento dei tassi d’interesse. Le banche hanno inoltre segnalato un incremento netto della quota di domande respinte in tutti i gruppi di debitori; l’aumento è stato più marcato per il credito al consumo.
La domanda di prestiti alle imprese ha registrato un saldo netto del -6%, in controtendenza rispetto alla crescita del 4% prevista dagli istituti nel sondaggio precedente. La Bce indica come principale freno il livello generale dei tassi. Hanno pesato in misura minore la domanda più debole di finanziamenti per investimenti fissi da parte delle piccole e medie imprese e il ricorso a fonti di finanziamento alternative. La domanda di scorte e capitale circolante ha invece esercitato una pressione al rialzo.
Per i mutui per la casa il saldo netto della domanda è stato del -27%, dopo il -15% del secondo trimestre e rispetto al -12% atteso dalle banche. Tra i fattori indicati figurano i tassi più elevati, la minore fiducia dei consumatori e il peggioramento delle prospettive del mercato immobiliare. Per il credito al consumo e gli altri prestiti alle famiglie il saldo è stato del -2%; la Bce segnala tra le cause i tassi e la minore fiducia dei consumatori, oltre alla debole spesa per beni durevoli.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale (IA), la maggior parte delle banche ha riferito di non avere ancora introdotto criteri quantitativi specifici per valutare i finanziamenti destinati all’adozione o allo sviluppo di queste tecnologie. Un numero limitato di istituti ha detto che l’IA e i rischi associati entrano già nelle valutazioni qualitative dei debitori, con particolare attenzione alle aziende informatiche.
Quanto alla domanda futura, diverse banche prevedono una crescita graduale ma duratura dei finanziamenti per infrastrutture digitali, soprattutto centri dati. Secondo la Bce, i prestiti attuali e prospettici legati all’IA si rivolgono più probabilmente ai fornitori di infrastrutture che agli sviluppatori di software o alle imprese che adottano queste tecnologie.
Per il quarto trimestre del 2026, le banche che hanno partecipato al sondaggio si attendono un ulteriore irrigidimento dei criteri per i prestiti alle imprese e una stretta significativa per mutui e credito al consumo. Prevedono inoltre un calo più pronunciato della domanda di mutui, con un saldo del -36%, e di credito al consumo, al -14%. Per i prestiti alle imprese si aspettano una domanda sostanzialmente stabile, con un saldo del -1%.

