Il futuro di Bitcoin è sempre stato segnato da incertezze, con il calcolo quantistico visto da molti come una delle minacce più serie, capace di compromettere la criptografia che sostiene la fiducia digitale. Tuttavia, un rischio più urgente e tangibile si sta delineando nel settore: l’intelligenza artificiale (IA), la cui influenza si manifesta principalmente nel consumo energetico.
Il contesto del mining di Bitcoin
Negli ultimi mesi, il prezzo di Bitcoin ha registrato un recupero, ma l’attività di mining è oggetto di forti pressioni a causa di una realtà economica più complessa di quanto appaia. Secondo un rapporto di CoinShares, nel quarto trimestre del 2025, il costo medio per la produzione di un singolo Bitcoin per i miner quotati in borsa è aumentato a circa 79.995 dollari. Con un hashprice di circa 30 dollari per petahash al giorno, è previsto che tra il 15% e il 20% della flotta globale di miner sia operativa in perdita, a causa dei costi energetici elevati.
La sfida dell’intelligenza artificiale
In questo quadro, l’IA si fa avanti come una sfida più pressante rispetto al calcolo quantistico, che rimane una preoccupazione a lungo termine ancora in fase di sviluppo. L’intelligenza artificiale, al contrario, sta già competendo con i miner di Bitcoin per risorse energetiche vitali, quali sottostazioni e infrastrutture di rete.
Un esempio significativo di questa competizione emerge dalle decisioni operative dei miner stessi. A marzo, Bitdeer ha comunicato la dismissione di alcune unità di mining in Norvegia per fare spazio a un nuovo data center dedicato all’IA e Riot ha seguito una traiettoria simile, generando ricavi dal noleggio del suo data center a AMD. Inoltre, Core Scientific ha attivato circa 350 MW per un contratto con CoreWeave, intendo aumentare la capacità a 590 MW entro il 2027. Anche MARA, in collaborazione con Starwood, ha progettato campus che operano simultaneamente nel mining di Bitcoin e nel calcolo IA, con possibilità di alternare i carichi di lavoro.
La frammentazione del settore
Questa evoluzione ha creato un panorama frammentato nel mining di Bitcoin, con diversi operatori che si dedicano a contratti per servizi di IA, sviluppando framework e progetti pilota, mentre alcuni rimangono focalizzati esclusivamente su Bitcoin. Si stima che il settore abbia già raggiunto contratti per servizi IA per un valore complessivo di oltre 70 miliardi di dollari, con ricavi derivanti dall’IA che potrebbero arrivare a rappresentare il 70% del totale entro la fine dell’anno, contro il 30% attuale.
Il cambiamento della redditività
Questa trasformazione sta ridisegnando l’industria, dove le società tradizionalmente viste come puntate sul futuro di Bitcoin si stanno configurando sempre più come proprietarie di infrastrutture energetiche affittabili a clienti più redditizi. Questa transizione non implica necessariamente una crisi di fiducia in Bitcoin, ma rappresenta piuttosto una rivalutazione del flusso di cassa generato dal mining rispetto a quello derivante dalla locazione di spazi per il calcolo IA.
Attualmente, con un prezzo medio di Bitcoin attorno agli 80.000 dollari, i proventi da mining superano quelli derivanti da contratti per l’IA. Tuttavia, per gli operatori che hanno già siglato importanti accordi infrastrutturali nel campo dell’IA, il panorama economico potrebbe cambiare.
La polarizzazione del mercato
Il mercato del mining di Bitcoin si sta quindi polarizzando: una parte rimane legata al prezzo di Bitcoin e alle dinamiche della rete, mentre l’altra è sempre più costruita su controlli di aree energeticamente capaci, trasformandosi in fonti di reddito a lungo termine grazie all’IA.
In uno scenario in cui il prezzo di Bitcoin raggiungesse i 160.000 dollari, i ricavi da mining migliorerebbero, ma l’attrattiva dell’IA resterebbe forte, specialmente se i contratti in questo settore continuassero a crescere. Si arriverebbe al punto in cui la scelta tra mining e IA si baserebbe maggiormente su fattori come la qualità del sito, la durata dei contratti e condizioni finanziarie, piuttosto che su considerazioni ideologiche. La valutazione si sposterebbe sulla redditività energetica nel lungo periodo.
Prospettive future e rischi economici
L’intelligenza artificiale non deve necessariamente sostituire il mining, ma può alterare significativamente la distribuzione e l’allocazione delle risorse energetiche. Anche una porzione considerevole di capacità energetica sottratta a Bitcoin può modificare il panorama per i miner, e l’equilibrio può spostarsi verso fornitori di energia e servizi di calcolo.
Malgrado Bitcoin continui ad offrire opportunità di guadagno, l’attrattiva dell’IA è palpabile, considerando il vantaggio economico già percepito da alcuni operatori. Il risultato più probabile sembra essere un settore misto, in cui alcuni miner rimarranno dediti a Bitcoin mentre altri si trasformeranno in fornitori di energia e servizi di calcolo, considerando la criptovaluta come una priorità secondaria.
In sostanza, la differenza tra il calcolo quantistico e l’IA risiede nel fatto che il primo rappresenta un rischio ingegneristico, mentre la seconda è un rischio economico per la sicurezza di Bitcoin. L’IA emerge come una sfida immediata poiché altera già investimenti, posizionamento delle macchine e assegnazione delle risorse energetiche. Anche se il mining di Bitcoin potrebbe migrare verso fonti energetiche più convenienti, ciò potrebbe spesso andare a scapito dell’affidabilità.
Nei prossimi dieci anni, la questione potrebbe non riguardare se i miner abbandoneranno totalmente Bitcoin, bensì quale porzione delle operazioni minerarie sarà mantenuta per supportare Bitcoin, di fronte a un’IA disposta a pagare la quota più alta per le risorse energetiche migliori e per le posizioni strategiche nella rete elettrica. L’IA sta già entrando in competizione per le macchine, i megawatt e le risorse umane necessarie a mantenere la rete al sicuro, ridefinendo il modello di business dei miner.
