La Commissione Europea ha recentemente avanzato un ventesimo pacchetto di sanzioni, che include un divieto totale riguardante tutte le transazioni in criptovalute con la Russia. Questo provvedimento segna un notevole passo avanti rispetto all’approccio precedente, che si concentrava su specifici “attori problematici”, cercando di rendere inoperabili le strutture sottostanti.
L'obiettivo dell'Unione Europea
La questione centrale è se l’Unione Europea possa effettivamente aumentare il costo dell’elusione delle sanzioni, monitorando e controllando i principali punti focali: gli exchange regolamentati, gli emittenti di stablecoin e gli intermediari finanziari attivi in giurisdizioni non europee.
Un contesto in evoluzione
Questa proposta emerge in un periodo in cui i dati sull’applicazione delle sanzioni rivelano già un significativo cambiamento nelle attività. Secondo TRM Labs, tra il 2024 e il 2025, i flussi finanziari da e verso entità sottoposte a sanzioni attraverso exchange centralizzati sono diminuiti di circa il 30%. In parallelo, i flussi tramite servizi a rischio elevato, privi di KYC (Know Your Customer) e decentralizzati hanno visto un incremento superiore al 200%. Nonostante la Russia continui ad utilizzare le criptovalute per il commercio internazionale e per eludere le sanzioni, le attività si sono semplicemente trasferite in contesti al di fuori del controllo delle normative occidentali.
La situazione attuale delle sanzioni
L’attuale regime di sanzioni dell’UE contro la Russia già proibisce la fornitura di servizi di portafoglio e custodia di cripto-asset per cittadini e aziende russe. Il diciannovesimo pacchetto ha ampliato questo divieto, includendo transazioni che riguardano A7A5, una stablecoin russa che, secondo Chainalysis, ha gestito la cifra impressionante di 93,3 miliardi di dollari in meno di un anno. Inoltre, la Commissione ha imposto sanzioni a specifiche infrastrutture legate all’ecosistema crypto russo, comprese piattaforme come Garantex e la rete A7 nel suo complesso.
Un divieto che ridesegna le regole del gioco
Il nuovo divieto generalizzato si estende ben oltre le semplici operazioni di custodia, includendo qualsiasi entità o individuo dell’UE che collabori con fornitori di servizi crypto legati alla Russia o faciliti operazioni in tale ambito. La bozza della proposta fa riferimento ai facilitatori situati in paesi terzi, indicando chiaramente l’intenzione dell’UE di perseguire gli intermediari al di fuori della propria giurisdizione. Si tratta di un cambiamento di strategia, che passa dal “sanzionare singoli attori” al “disabilitare le infrastrutture” stesse.
Le sfide dell'elusione delle sanzioni
L’elusione delle sanzioni nell’ambito delle criptovalute avviene su tre livelli: identità, giurisdizione e strumenti. L’elusione riguardante l’identità è facilmente attuabile tramite KYC falsificati, entità fittizie e conti intestati a prestanome. La giurisdizione viene elusa direzionando i fondi tramite fornitori di servizi di asset virtuali non soggetti a normative europee, broker su Telegram e banche di paesi non compliant con le sanzioni. L’elusione tramite strumenti implica l’uso di stablecoin e circuiti di pagamento personalizzati, che aggirano i tradizionali controlli bancari.
L'importanza delle stablecoin
Le stablecoin dominano questo contesto: Chainalysis ha rivelato che il loro utilizzo rappresenta l’84% del volume delle transazioni illecite, una percentuale in crescita sotto la crescente pressione sugli exchange regolamentati. A7A5, la stablecoin russa già soggetta a sanzioni, è un chiaro esempio di questa tendenza, essendo progettata per emulare le funzioni del sistema bancario senza dipendere da infrastrutture finanziarie occidentali.
Esperienze passate e il caso Garantex
L’esperienza di Garantex, un exchange russo colpito da sanzioni americane nel 2022, evidenzia come le sanzioni possono interrompere circuiti esistenti, ma mettono in luce anche la rapidità con cui tali attività possono riprendere. Il servizio ha interrotto quasi immediatamente le operazioni dopo che è emerso che Tether aveva bloccato i portafogli associati, dimostrando come gli emittenti di stablecoin possano agire come punti di controllo determinanti. Tuttavia, è stato riportato che le operazioni legate a Garantex sono migrate rapidamente verso servizi basati su Telegram e altre giurisdizioni offshore.
Controlli e strategie per un divieto efficace
La reale efficacia del divieto generalizzato dipenderà dalla capacità di monitorare e gestire i punti chiave. Il controllo della stablecoin rimane cruciale, poiché asset come USDT e USDC necessitano di punti di accesso e uscita per la conversione in valute fiat. Se emittenti come Tether e Circle collaborano con le autorità europee per bloccare i portafogli o le operazioni legate alla Russia, il costo delle elusioni aumenterebbe significativamente.
I rischi legati ai facilitatori di paesi terzi
Il secondo aspetto critico è rappresentato dai facilitatori nei paesi terzi. Se gli operatori russi possono incassare tramite exchange situati in giurisdizioni che non applicano le sanzioni, l’impatto effettivo del divieto sarà limitato. L’attenzione della Commissione su questi facilitatori suggerisce una consapevolezza della situazione, ma la sua attuazione risulta assai complessa.
La sorveglianza dei fornitori di servizi cripto
Il terzo punto di controllo è la sorveglianza sui fornitori di servizi di cripto-asset, regolamentati dall’UE. Il rispetto rigoroso del divieto da parte dei CASP ridurrebbe drasticamente i flussi legati alla Russia attraverso le piattaforme europee. Tuttavia, se l’applicazione delle normative risulta irregolare, i flussi potrebbero continuare a spostarsi in connessioni meno trasparenti.
Considerazioni finali sul potenziale impatto
L’efficacia di un divieto generalizzato dipenderà fortemente dall’impostazione giuridica finale. Una definizione restrittiva di “transazioni” potrebbe rendere più facile eludere il divieto, mentre una definizione ampia aumenterebbe le sfide applicative ma avrebbe anche il potenziale di produzione d’impatto significativo.
In conclusione, l’Unione Europea ha la possibilità di rendere le rotte delle criptovalute russa meno vantaggiose e più complesse. Tuttavia, a meno che non si attui un controllo rigoroso sugli emittenti di stablecoin e una cooperazione efficace con le autorità di altri paesi, il divieto generalizzato rischia di essere un mero strumento di riordino piuttosto che una soluzione definitiva, mentre la Russia potrebbe continuare a utilizzare le criptovalute attraverso canali invisibili, accettando costi maggiori per farlo.
