Un attacco recente nel settore delle criptovalute ha rivelato un tema controverso, ma sempre più significativo: il ruolo dei bot MEV (Maximal Extractable Value) come difesa nell’ecosistema crypto. Nel caso di Makina Finance, l’azienda ha subito una perdita di circa 4,13 milioni di dollari in Ethereum a causa di un attacco di flash-loan e manipolazione degli oracoli.
L'Attacco e la Risposta del Costruttore MEV
Durante l’attacco, l’aggressore ha drenato i fondi del protocollo, inviando poi la transazione nella mempool pubblica di Ethereum, dove era previsto che venisse recepita dai validatori per essere inclusa nel blocco successivo. Tuttavia, un costruttore MEV, riconosciuto con l’indirizzo 0xa6c2, ha anticipato questa operazione, deviando la maggior parte dei fondi verso un deposito controllato dal costruttore stesso. In questo modo, l’iniziativa dell’hacker è fallita e i fondi sono stati depositati in due indirizzi legati al costruttore MEV.
Conseguenze e Questioni Aperte
Grazie a questa manovra, gli utenti di Makina hanno sfiorato una perdita totale, ma è emerso un punto critico: chi detiene attualmente il controllo dei fondi e quale impatto ha questo sulla struttura della risposta alle emergenze nel settore delle criptovalute? Non è l’attaccante né il protocollo il protagonista di questa vicenda, ma la rete di costruzione blocchi che ha intercettato l’attacco, ora in grado di decidere se e quando permettere agli utenti di riottenere il proprio capitale.
Rischi dei Bot MEV
I bot e i costruttori MEV stanno diventando la linea di difesa nel mondo crypto, un’efficacia che deriva dalla loro posizione. Questo solleva preoccupazioni, poiché il soccorso è ora concentrato nelle mani di intermediari animati dal profitto, con responsabilità spesso poco chiarite. La loro preminenza in Ethereum è evidente, con MEV-Boost che detiene circa il 93,5% del mercato dei costruttori di blocchi, creando una dipendenza da un numero ristretto di entità.
Il Problema della Governance
La questione della governance si fa urgente: se un costruttore recupera fondi, chi decide sulla loro custodia? Chi stabilisce le ricompense? E come si prevengono estorsioni? La situazione di Makina è emblematicamente rappresentativa di questo dilemma: i fondi sono custoditi dal costruttore MEV senza un accordo di servizio chiaro o un piano per il rimborso, lasciando aperta la possibilità di una gestione arbitraria da parte del costruttore.
Tentativi di Stabilire Ordine
Una possibile soluzione al caos attuale è rappresentata dal framework Safe Harbor, sviluppato da SEAL, che propone di sostituire il “costruttore MEV come custode accidentale” con risponditori autorizzati, stabilendo SLA espliciti e limiti agli incentivi. Questa iniziativa mira a facilitare l’intervento pre-autorizzato, stabilendo termini definiti per il recupero dei fondi. Immunefi, la piattaforma di bug bounty, ha già portato avanti l’implementazione di Safe Harbor.
Prospettive Future
Il futuro del framework Safe Harbor dipende dalla sua adozione e dall’efficacia nel migliorare i tassi di recupero. Tuttavia, esiste un rischio che questo sistema non riesca a mitigare la dipendenza dai costruttori di blocchi, portando a una maggiore opacità e a un eventuale oligopolio nel soccorso. Alcuni protocolli che omettono l’implementazione di Safe Harbor potrebbero vedersi costretti a trattare con i costruttori solo dopo un attacco, senza leva contrattuale.
Conclusione
Osservare la velocità di adozione del framework, gli SLA operativi e l’impatto della centralizzazione nella risposta alle emergenze è essenziale. I bot MEV si stanno configurando come un elemento cruciale nella struttura di emergenza del mondo crypto, e Safe Harbor rappresenta un tentativo di rendere questa situazione più prevedibile e responsabile. Tuttavia, resta da vedere se le aspettative e gli assunti che supportano questa iniziativa saranno soddisfatti, poiché situazioni come quella di Makina mostrano i rischi reali insiti in questa struttura emergente.
